Ebbene sì, sono un ingegnere e quando mi ritiro nella mia zona di comfort per rilassarmi mi piace giocare con i numeri. Parlo di “giocare” perché, in qualche modo, finché faccio calcoli con la calcolatrice dimentico cosa rappresentano quei numeri, dimentico che dietro ci sono persone reali e che ogni numero rappresenta una famiglia distrutta: un figlio che dovrà crescere senza un genitore o, forse peggio, un genitore che dovrà sopravvivere al proprio figlio.
Inail ha dato i numeri per prima: da oltre un mese sappiamo che nel 2020 sono stati registrati 1270 morti sul lavoro, nella descrizione dei dati Inail chiarisce che circa un terzo sono legati alle infezioni da SARS-COV-2 da cui tiriamo fuori 845 caduti non CoViD e 425 caduti CoViD.
I caduti sul lavoro non CoViD sono quindi 845 (contro i 1089 del 2019) ma il dato deve essere “standardizzato” e “depurato” dalle chiusure e dalle casse integrazioni in quanto le ore lavorate sono state molte di meno…
Vi riporto alcune tabelle che vi faranno riflettere:

Non è semplice analizzare i dati statistici Inail 2020 in relazione agli infortuni sul lavoro, il primo impatto è un 1270 (numero di infortuni mortali 2020) che ci lascia inorriditi ma che diventa 850 una volta liberato dal “circa un terzo” avvenuti nel 2020 a causa dell’infezione da Covid-19.
Ed ecco qui che il cervello inizia a frullare velocemente nella scatola cranica: il 1089 del 2019 ci ha scandalizzati, il nuovo 850/1270 è un dato migliorativo? Il trend degli ultimi anni si è invertito?
Il lockdown a marzo 2020 ha fatto crollare il numero di infortuni e decessi del primo trimestre di circa il 20%. Il trend è rimasto negativo sul numero degli infortuni a fronte di molte meno ore lavorate a causa di chiusure e casse integrazioni. Il trend delle vittime è invece cresciuto notevolmente a causa delle vittime da CoViD-19 e delle denunce di infortunio CoViD correlato nel quarto trimestre.

I caduti CoViD sono invece circa 425, a prescindere troppi – quando stacchiamo le mani dal foglio di calcolo (425 famiglie: 425 “ci vediamo stasera…”) – ma che confrontato con il dato ISTAT di 75.000 caduti CoViD assoluti fa riflettere: meno dello 0.6% dei morti da CoVid sono lavoro correlati secondo i dati Inail. La popolazione lavorativa è esente dagli over 70 (la fascia più fragile) ma ISTAT ci dà anche i dati per fasce d’età (il range 0-69 rappresenta il 18,4% dei decessi, il range 0-59 rappresenta il 5,8% – possiamo dedurre con ragionevole errore che in età lavorativa è poco superiore al 10%).
7.500 vittime del CoViD erano in età lavorativa, con il tasso di occupazione al 58% possiamo affermare che 4000 vittime CoViD fossero lavoratori.
Torniamo ora a quel terzo di 1270, a quel 425 e confrontiamolo con il 4000 del nostro onanismo calcolatorio… e ne verrà fuori che 1 su 10 si è contagiato “lavoro correlato” e che gli altri 9 su 10 si sono contagiati fuori dall’ambiente di lavoro.
A dire il vero, qualche numero non sembra essere al suo posto, ecco a voi alcuni spunti di riflessione: FNOMCEO riporta di 297 medici deceduti di CoViD nel 2020 di cui 68 pensionati (alcuni richiamati a supporto e 12 in esercizio come liberi professionisti) e quindi i soli medici “peserebbero per il 50% dei decessi CoViD lavoro correlati. E gli infermieri? i decessi conteggiati FNOPI sono circa 80 (inclusi 5 suicidi) di cui 60 circa nel 2020 (4 suicidi). Il dato è coerente anche con l’età media dei medici molto più alta dell’età media degli infermieri.
Medici ed Infermieri, dunque, nel complesso peserebbero per il 70% nel volume dei decessi CoViD correlati sebbene siano in totale circa il 5% della popolazione lavorativa: anche questo dato potrebbe trovare una certa coerenza visto il lavoro in prima linea ed i tanti disagi evidenziati durante la prima ondata.
E cosa dire allora dei non sanitari? Che circa 150 persone sono decedute in Italia a causa di un contagio diretto CoViD lavoro correlato fuori dagli ambienti sanitari.
Un dato che starebbe a dimostrare che il popolo HSE ha vinto la battaglia rendendo i luoghi di lavoro i posti più sicuri del paese lasciando fuori dai tornelli i focolai e garantendo ai lavoratori un rischio di contagio ridotto di oltre il 90% rispetto agli ambienti di vita e che i datori di lavoro sono riusciti a far rispettare le nuove regole ai propri lavoratori molto meglio di come il sistema paese non sia riuscito a far rispettare le regole ai propri cittadini.

Link e fonti:
https://www.istat.it
https://www.inail.it
https://www.istat.it/it/files//2020/12/Rapp_Istat_Iss.pdf
http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioContenutiNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=5351&area=nuovoCoronavirus&menu=vuoto&gclid=Cj0KCQjwrsGCBhD1ARIsALILBYpRqQ_sZB_tc1NV_2tUT9GXSDbcj1_E6NwPFP3wiFzOrr6wZir5B0kaAhnsEALw_wcB

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