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AssoPrevenzione | Covid-19: l’impatto sull’andamento degli infortuni sul lavoro - AssoPrevenzione

Il mensile curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail ha fatto il punto della situazione sull’emergenza da nuovo Coronavirus e sulle sue ripercussioni su trend infortunistico e mercato del lavoro.

Vi sono state delle prevedibili conseguenze del Covid-19 sull’andamento infortunistico, in particolare, il totale degli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail tra l’inizio dell’anno e il 15 giugno, data dell’ultima rilevazione sui contagi da nuovo Coronavirus di origine professionale, ha presentato, rispetto allo stesso periodo del 2019, una flessione pari a circa il 25%.

Determinante la riduzione di circa 60mila infortuni denunciati rispetto allo stesso trimestre del 2019 (-35,4%), causata soprattutto della sospensione su tutto il territorio nazionale di ogni attività produttiva considerata non necessaria.

“Lo stop a molte attività in settori importanti per la nostra economia – si legge nel report – ha determinato l’assenza di un elevato numero di lavoratori sul posto di lavoro e sulle strade, con conseguente diminuzione del rischio di infortunio. Al netto delle denunce di infezione sul lavoro da Covid-19, la riduzione degli infortuni tra gennaio e il 15 giugno sarebbe stata pari a circa il 40%, misura che ad oggi rappresenta una stima dell’effetto lockdown”.

“Al 15 giugno denunciati 49mila contagi e 236 decessi. Tra aprile e giugno l’Inail ha diffuso i primi cinque Report dedicati al fenomeno delle infezioni sul lavoro da Covid-19, con aggiornamento dei dati rispettivamente al 21 aprile, al 4 maggio, al 15 maggio, al 31 maggio e al 15 giugno. Al 21 aprile sono stati rilevati 28 mila contagi (di cui 98 con esito mortale), alla data del 4 maggio i contagi denunciati sono risultati essere 37mila (129), salendo poi a 43mila (171) alla rilevazione del 15 maggio, a 47mila (208) al 31 maggio e a 49mila (236) al 15 giugno. Oltre la metà (26.025 casi, pari al 53,1%) delle 49.021 denunce presentate all’Istituto, riguarda contagi sul lavoro avvenuti nel mese di marzo, il 36,8% (18.054) in aprile, il 7,6% (3.730) in maggio, lo 0,8% (410) nei primi 15 giorni di giugno e il restante 1,6% nel mese di febbraio. Per le denunce con esito mortale, dei 236 decessi registrati al 15 giugno, 89 (pari al 37,7%) sono riferibili a lavoratori deceduti a causa del contagio nel mese di marzo, 136 (57,6%) in aprile, 10 (4,2%) in maggio, mentre solo un caso ricade nei primi 15 giorni di giugno.

Tre casi su quattro riguardano gli operatori sanitari. Prendendo in considerazione le professioni svolte dai lavoratori contagiati, codificate secondo la classificazione Istat-CP2011, tre denunce su quattro hanno riguardato operatori sanitari: il 40,9% tecnici della salute (prevalentemente infermieri), il 21,3% operatori sociosanitari del “personale qualificato nei servizi sanitari e sociali”, il 10,7% medici (internisti, cardiologi e anestesisti-rianimatori più di altri) e quasi il 5% ausiliari ospedalieri, inservienti in case di riposo, barellieri del “personale non qualificato nei servizi di istruzione e sanitari”. A questi operatori sanitari si aggiunge la quota significativa di denunce (8,5%) degli operatori socio-assistenziali, operanti normalmente in strutture sanitarie e di assistenza. Tra le 236 denunce di contagio con esito mortale l’incidenza del personale sanitario e socio-assistenziale è pari invece al 40%.

Come per gli infortuni in complesso, i più colpiti sono i tecnici della salute (per lo più infermieri), con il 12,8% dei casi codificati, e i medici, con il 9,9%, cui seguono gli operatori socio-sanitari (7,8%), gli operatori socio-assistenziali e gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi), con il 4,2% per entrambe le categorie, mentre il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri) pesa per il 3,5%”. Un report eloquentissimo: ancora una volta sono i lavoratori, nel compiere il loro dovere, a pagare un altissimo ed insostenibile prezzo.

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